La mela "fossa" - A.S.D. Nordic Walking CROCE DI VIE

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La mela "fossa"

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LA STORIA DELLA MELA FOSSA

Raccogliere le memorie ed i ricordi orali del passato è stata una delle principali attività del circolo “Croce di Vie”. Spesso si parlava di antiche ricette, di  sapori dimenticati e si ricordavano varietà di frutta e verdura non più coltivate.

Sentivamo di perdere qualcosa d’ importante ed abbiamo deciso di aderire alla difesa di questo patrimonio vegetale, definito con una parola di moda “biodiversità”, chiedendo ai ns. circolanti più anziani un elenco di frutta e verdura del passato. Sono riemerse le “nazzerolle”, le “borzine”, i piselli e le fave di S.Cipriano, e tanti tipi di mele e pere che molti di noi non avevano neppure sentito nominare.

Queste varietà, sono difficili da reperire, ma ne esiste qualche esemplare ancora coltivato e sono tutte catalogate dagli istituti tecnici del settore; soltanto una mela, definita da tutti la migliore per gusto e conservabilità, sembrava scomparsa.

La “mela fossa”, chiamata così per la forma schiacciata con un incavo al centro, era ricordata da tutti i vecchi contadini, ma nessuno riusciva a portarcene qualche esemplare. Quando avevamo perduta la speranza di assaggiarla, ecco arrivare nonno “Relio” con un bel cesto di “fosse” dalle valle di “Aiolo”, uno dei posti più “imbriccati” del comune. L’abbiamo portata all’Istituto Agrario  Marsano e anche per loro è risultata una novità.

Il gusto particolarmente succoso e dolce fa di questa mela un ottimo frutto, ma la bella storia che ci ha raccontato “Marilisi” ne fa presumere anche capacità curative.

Circa 50 anni fa , per le strade del ns. territorio era facile incontrare un uomo di soprannome ”Gritta" che sbarcava il lunario facendo piccoli lavoretti presso le famiglie, non aveva fissa dimora ed amava il vino. Alla fine della sua vita, gravemente malato allo stomaco, chiese come ultimo desiderio una “Mela fossa” del grande albero che allora dimorava nella località “Croce di Vie”. L’unica, per lui che aveva mangiato mele di tutta la Liguria, capace di dare sollievo al suo dolore. ”A derscidia e a da l’axillo”  erano le esatte parole in dialetto che usava per definire le proprietà di questo frutto.

Abbiamo raccolto un piccolo cesto di queste mele  per la castagnata dello scorso ottobre.
Poiché erano le ultime non abbiamo osato mangiarle e le  abbiamo portate nell’Oratorio di San Bernardino sede del circolo, ponendole  vicino ad un cesto con una raccolta di altre vecchie varietà, davanti ad un quadro della Madonna, quasi come offerta propiziatoria per il proseguo del ns. lavoro.
A maggio quando abbiamo riaperto il circolo, tutte le altre mele erano andate a male, ma le  “mele fosse” erano ancora perfettamente conservate.

Per salvare questo frutto abbiamo ricevuto un importante aiuto dal Vivaio statale di Masone che ci ha fornito circa una trentina di porta innesti. Abbiamo innestato e messo a dimora alcune nuove piantine ed ora aspettiamo di assaggiare le nuove salvate.


 
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